Hermès non fa pubblicità. Fa documentari. E sta vincendo.
- Marco Zingaretti
- 16 mar
- Tempo di lettura: 3 min

Nel 2011, mentre il mercato luxury collassava sotto i colpi della crisi finanziaria, Hermès ha proiettato "Hearts and Crafts", un documentario di 47 minuti diretto da Frédéric Laffont sugli artigiani che costruiscono borse, foulard, selle e cristalli.
(Qui il link per vederlo).
Un documentario vero, con ambizione narrativa da broadcast. Dieci anni dopo, il brand ha lanciato "Footsteps Across the World", una serie di 15 cortometraggi documentari che seguono clienti e artigiani Hermès in giro per il mondo: l'artigiano turco che riconosce i propri punti su una Kelly bag restaurata dopo decenni, la cliente giapponese che rinnova ogni anno il refill della sua agenda Hermès e la usa come diario di vita.
Questi film parlano di persone, di gesti, di tempo sedimentato negli oggetti. Il prezzo delle borse resta fuori campo. La call to action è assente. Eppure Hermès ha registrato una crescita costante per tutto il 2024, con un incremento dell'11,3% a valuta costante nel terzo trimestre, raggiungendo 3,7 miliardi di euro, mentre il resto del mercato luxury rallentava.
La tesi è semplice. La pubblicità ti rende desiderabile. Il documentario ti rende inevitabile.
Il problema che i brand consumer stanno ancora ignorando
Quando un'azienda commissiona un video aziendale, costruisce un messaggio intorno a valori del brand, qualità del prodotto, call to action. Il formato è spot, la durata compressa, il linguaggio quello del marketing. Il video viene pubblicato, condiviso internamente, caricato su LinkedIn. Poi scompare. Lascia traccia zero, genera fiducia zero.
Il problema è il formato stesso. Lo spot funziona in un ecosistema di attenzione forzata: il break televisivo, il pre-roll, il banner. Quando l'attenzione smette di essere acquistabile, vince il contenuto che viene cercato. E le persone cercano documentari che raccontano qualcosa di vero.
Hermès lo ha capito prima degli altri.
Quello che Hermès ha fatto
Pierre-Alexis Dumas, direttore artistico e sesta generazione della famiglia Hermès, ha dichiarato a 60 Minutes che l'azienda non ha mai avuto un reparto marketing. È una scelta strutturale. Invece di costruire campagne pubblicitarie stagionali, Hermès costruisce archivi narrativi permanenti. Il documentario trasforma il prodotto in soggetto documentaristico, in storia che merita di essere raccontata lentamente, con rigore. Mostra verità.
Frédéric Laffont, regista vincitore del premio Albert Londres: "Ognuno di noi, attraverso le proprie azioni e scelte, lascia impronte della propria presenza nel mondo. Ciò che è vero per un individuo lo è ancora di più per un'azienda come Hermès, i cui oggetti vengono tramandati di generazione in generazione".
Il contenuto riempie uno slot editoriale. L'opera costruisce un archivio. E l'archivio diventa capitale narrativo: un asset che genera fiducia su un orizzonte di diciotto o trentasei mesi.
Perché i brand B2B guardano altrove
Nel settore B2B ad alta specializzazione (ingegneria, manifattura di precisione, infrastrutture) le aziende che fanno meglio il loro lavoro sono spesso le meno visibili. Il loro vantaggio competitivo è nel processo, nella cultura interna, nelle persone. Tutto ciò che uno spot può riassumere ma che una brochure può solo dichiarare senza provare.
Quando arriva il momento di comunicare questo valore, la maggior parte dei brand B2B commissiona video aziendali costruiti con le logiche del consumer marketing: messaggi semplificati, durata compressa, linguaggio pubblicitario. Il risultato è materiale che viene guardato una volta in riunione e poi archiviato.
Un branded documentary strutturato con rigore narrativo rende visibile l'invisibile: il metodo di lavoro, la cura nell'esecuzione, il peso culturale di un'azienda che ha costruito qualcosa di solido nel tempo. Questo tipo di contenuto posiziona il brand in una categoria dove il prezzo diventa una variabile secondaria.
Il test per il vostro prossimo progetto visivo
Prima di commissionare un video aziendale, chiedetevi tre cose. Questo contenuto potrebbe esistere senza il logo del brand? Qualcuno lo guarderebbe fino in fondo anche se lavorasse in un altro settore? Tra cinque anni, questo materiale avrà ancora valore o sarà datato?
Se la risposta a una sola di queste domande è negativa, state costruendo un video corporate. E un video corporate è una spesa promozionale che scompare tre mesi dopo la pubblicazione.
Hermès ha dimostrato che esiste un'alternativa: trasformare il brand in soggetto documentaristico, trattarlo con il rigore narrativo che si riserva ai grandi progetti broadcast, costruire un archivio che genera fiducia su un orizzonte lungo. Il mercato premium cerca opere. E le opere richiedono tempo, visione, e la capacità di accettare che il valore si misura in memoria a lungo termine.
Se il vostro prossimo progetto visivo deve costruire fiducia invece di inseguire visualizzazioni, vale la pena parlarne prima di girare un frame.
Scrivimi : info@marcozingaretti.it



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