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Sul concetto di caos e sopravvivenza

  • Immagine del redattore: Marco Zingaretti
    Marco Zingaretti
  • 6 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Dimentichiamo il termine pre-produzione. Puzza di uffici, fogli Excel, costi e logistica. Per un produttore, pre-produrre significa far quadrare i conti. Per un autore, significa fare il lavoro sommerso.


Non stai ancora girando eppure stai già rischiando tutto. Non stai prendendo decisioni creative definitive, stai tracciando un perimetro attorno a qualcosa che non esiste ancora. Lo fai sperando che, quando la realtà deciderà di prenderti a schiaffi, tu sappia almeno dove restare in piedi. Non scrivi la storia, scrivi le regole del gioco: non cosa succederà, ma cosa è possibile che accada e cosa invece deve restare fuori dal film. Se pensi di poter controllare quello che avverrà davanti all'obiettivo, hai sbagliato mestiere. Il documentario è l'arte di prepararsi al fallimento dei propri piani, non di difenderli fino alla morte.


Dove posso stare mentre le cose accadono?

Cosa posso permettermi di ignorare?

Qual è il minimo indispensabile perché il film sopravviva?



Marco Zingaretti in parete durante le riprese del documentario Alé, Meteore 2018
2018, io in parete durante le riprese del film Alé.

L'illusione del controllo


La ricerca e la preparazione non servono a confermare le tue idee, ma a distruggerle. Servono a capire fin dove arriva il tuo sguardo e dove, invece, devi fermarti. Soprattutto servono a una cosa: provare a prevedere il disastro.


Il mio primo documentario, Alé, una sorta di manifesto del freeclimbing amatoriale (lo trovate su Infinity +).  Eravamo in Grecia, alle Meteore. Ultima settimana di riprese: la salita doveva essere l'ascesa finale del film. Avevo fatto i sopralluoghi, pianificato tutto. Inquadrature, ritmo, posizioni. Poi la realtà ha fatto il suo mestiere. A metà via il drone si è schiantato contro la roccia. I climber sono spariti dietro uno spigolo. Fuori campo, fuori controllo, in totale silenzio. Il film, sulla carta, era morto.


Ma il perimetro era stato tracciato bene nel lavoro sommerso. Avevo accettato l'idea dell'imprevisto e montato quattro GoPro addosso ai protagonisti. Immagini brutte, instabili, non cinema. Ma erano il perimetro oltre il quale il film non ci sarebbe stato.

In quel momento di cecità totale, una delle protagoniste si è ritrovata in una posizione rischiosa. Doveva passare da una parete all'altra con un salto di centinaia di metri sotto le gambe. La sua statura non le permetteva un appoggio sicuro. Si è bloccata. La paura, il respiro spezzato, il superamento fisico e mentale di quel limite sono rimasti impressi in quelle camere sporche che le avevamo messo addosso per sicurezza.


Quella scena, nata da un fallimento tecnico e da un blocco umano, è diventata la più potente del film. È sopravvissuta solo perché il piano di emergenza era già parte della struttura narrativa.


Frame dal film del regista marco zingaretti
Frame dal film Alé, scena finale.

Validare il soggetto significa validare la sua autonomia


Un soggetto è valido solo se cammina anche quando tu cadi. Il lavoro sommerso serve a rispondere a una domanda semplice e brutale: “Cosa succede se io non intervengo?”


Se senza di te non succede nulla se non c’è un processo in corso, una tensione reale che brucia indipendentemente dalla tua presenza allora non hai un documentario. Hai un esercizio di stile che regge solo finché il drone vola e il sole splende. Il perimetro serve a capire se la storia ha vita propria o se respira solo grazie alle tue stampelle.

Il punto di vista non è un’inquadratura. È il limite che accetti di non superare. Nel lavoro sommerso non decidi cosa mostrerai, ma da dove guarderai quando le cose sfuggiranno al controllo.


Qual è la tua domanda guida? Qual è l’ossessione che ti porti dietro sul set? Non devi avere la risposta pronta. Devi solo sapere perché sei lì anche quando tutto il resto crolla. Preparare un documentario significa accettare che la realtà è un animale che non si lascia addomesticare. Tu costruisci il recinto non per tenerla dentro, ma per sapere esattamente dove sarai tu quando deciderà di saltare la staccionata.


Il documentario non è quello che avevi pianificato sulla carta. È quello che riesce a restare in piedi dentro il perimetro quando il resto va in frantumi.


Frame da alè documentario di marco zingaretti
Frame dal film Alé, la protagonista Alice Bartolelli in cima.

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